MAIL:

ecologistidellazio@gmail.com

www.gruppocinqueterre.it

www.gruppocinqueterre.it
*** il portale degli ecologisti italiani *** ( info@gruppocinqueterre.it )

Altri blog consigliati

www.fiorigialli.it

www.fiorigialli.it
idee e prodotti per una nuova coscienza

Il Pianeta verde

2010 EUROPE ECOLOGIE


L'HOMME PARLE

sabato 27 agosto 2011

Calabria: Paola capitale dei tumori


La morte viene dal mare - l' Italia indifferente alle 39 navi che uccidono. Paola, Calabria, affacciata sulla costa tirrenica. Qui ci si ammala di tumore 4 volte di piu' che nel resto d'Italia
 
Li hanno contati i tumori a Paola e le cifre non lasciano dubbi: c’è qualcosa che uccide. Solo a Paola? Solo a Paola hanno avuto il coraggio e la voglia di contarli i tumori. Coraggio ci vuole perchè, a contarli, si finisce per arrivare alla conclusione che quel qualcosa che uccide viene dal mare. Il mare non solo di Paola ma di tutta la Calabria o quasi. Paola è a metà strada tra Cetraro dove fu affondata la nave Cunsky e Amantea dove  si arenò sulla spiaggia la Jolly Rosso. Due navi a perdere, con il loro carico di rifiuti mortali, scorie nucleari comprese. Ce ne sono altre 37 di navi così sul fondo del mare. Le hanno riempite di morte chi si voleva disfare dei materiali nocivi spendendo il meno possibile, le hanno portate nel mar di Calabria e affondate gli uomini della mafia nazionale e internazionale che controllano il territorio, il mare e la terra.
Trentanove fonti di morte sull’uscio di casa, trentanove piccole Chernobyl senza nessun “sarcofago” a fermare esalazioni e radiazioni. Ovunque al mondo sarebbe allarme di Stato, rivolta di popolo, angoscia nazionale, bonifica disperata e senza risparmio e respiro. Invece la Calabria sopporta in relativo silenzio e l’Italia considera la cosa un “problema ambientale”. Le trentanove navi, quelle conosciute, è possibile ve ne siano altre, non sono un’emergenza nazionale, non valgono nè l’ansia nè la mobilitazione dell’intero paese. Ci fossero 39 navi di morte al largo degli Usa o della Francia se ne occuperebbe Obama o Sarkozy in prima persona, tv e giornali non darebbero tregua al governo fino alla bonifica, la gente esigerebbe sicurezza. In Italia no, in Calabria ancor meno. Tutti sanno e tutti più o meno accettano che si conviva con la morte che viene dal mare. La morte che gli uomini della ndrangheta hanno seminato in mare. Occhio non vede, tumore uccide: tutto in ordine.


 http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/paola-calabria-capitale-dei-tumori-la-morte-viene-dal-mare-litalia-indifferente-alle-39-navi-che-uccidono-115850/



giovedì 25 agosto 2011

Terzo raduno della Rete EcoSardi


Ritorno a BauMela dal 1° al 14 settembre

Due settimane tra partecipazione, laboratori, attività  pratiche, scambio e festa. Questi gli ingredienti del 3° raduno dei gruppi ed individui che da un anno animano la Rete EcoSardi 

E’ passato infatti un anno esatto dal primo raduno a BauMela (Santu Lussurgiu, 3- 5 settembre 2010), quando tante persone con ideali e pratiche comuni per una vita più ecosostenibile e a misura umana si sono ritrovate - e riconosciute - per testessere insieme i fili della nascitura Rete.
Fin dall'inizio l’approccio di costruzione di questa piattaforma è stato dal basso, ovvero a partire dalle reali necessità  e proposte delle persone che hanno partecipato, sarde per origini o per amore per questa Terra: già  dal primo raduno si sono messi in campo strumenti di facilitazione e progettazione partecipata, come l'Open Space Technology e i Cerchi della Parola. Da allora è¨ nata una mailing-list che ha tenuto i contatti, e in pochi mesi si è¨ passati da 100 partecipanti al Raduno a più di 300 iscritti online: tantissimi hanno proposto attività , organizzavano o partecipavano a eventi, piccoli raduni, riunioni per la creazione di ecovillaggi, workshop, feste, scambi di lavoro, mezzi, conoscenze e ospitalità ... più di un migliaio di messaggi in un anno!

Al secondo raduno della Rete a La Traessa (Luogosanto, 1-3 luglio 2011) si sono iniziate a tirare le fila (a trasformare il latte in cagliata, per dirla con Alessio e Clara, che ospiteranno il raduno): si sono formati gruppi di lavoro pratici su alcuni dei temi che muovono e appassionano la Rete, come lo scambio dei semi, gli orti sinergici condivisi, l' autocostruzione con tecnologie alternative, la scuola reciproca, la creazione eco villaggi.

Nata da una forte esigenza espressa a La Traessa, è¨ stata pubblicata di recente sul blog degli EcoSardi ( http://reteecosardi.blogspot.com/ ) la versione beta della mappa virtuale della Rete, che indicizza e permette la ricerca e visualizzazione di case aperte, comunità , eco-campeggi, orti condivisi, Custodi dei Semi e quant’altro il micro-mondo della ecosostenibilità  dell’isola presenta. La mappatura è¨ appena cominciata, una grande cartina della Sardegna resterà  per tutta la durata del raduno allo scopo di raccogliere in maniera analogica le informazioni di chi vorrà  mapparsi.

Ora a BauMela si cercherà  di soddisfare l'esigenza di consolidare la piattaforma partecipata della Rete, condividendo e rendendo poi pubblici  i principi, le attività  e l’organizzazione alla base della costruzione di una Sardegna e, perchè no, un mondo ecosostenibile. E’ proprio questo uno degli scopi del terzo raduno della Rete EcoSardi: ora che da tanto buon latte,  fatta la cagliata, è¨ tempo di trasformarla in formaggio!

PROGRAMMA del 3° RADUNO RETE ECOSARDI
BauMela (Santu Lussurgiu), 1°-14 settembre 2011
Dal 26 al 28 agosto – Weekend di preparazione del raduno
Campo di preparazione degli spazi del raduno della Rete
Allestimento spazi tende, cucina, aree di lavoro e toilette, segnaletica.
Dal 1° al 4 settembre – Fare la Rete EcoSardi
Queste giornate sono il cuore del raduno della Rete, per le quali è¨ richiesta la massima partecipazione visti i temi importanti che saranno affrontati.
Giov. 1/9 – ultimazione dei preparrativi per il raduno
Ven. 2/9 – acccoglienza e cerchio di benvenuto
Sab. 3/9 – attività parteecipative di conoscenza, mappatura e inter-connessione
Dom. 4/9 - costruzione della piattaforma partecipata della Rete (principi, valori, organizzazione)
Dal 5 all’8 settembre – Campo BauMela
In queste giornate si potrà  sperimentare concretamente cosa significhi vivere a pieno lo spazio e il tempo in un contesto rurale, seguendone i ritmi naturali e lavorando insieme per realizzare strutture utili ai nostri ospiti, anche dopo il raduno della Rete.
Preparazione orto sinergico, realizzazione compost-toilet permanente, costruzione muri a secco e terrapieno, raccolta e trasformazione frutta selvatica, costruzione forno a legna.
Dal 9 al 11 settembre – Saperi in Rete
Tre giorni per scambiare e confrontare saperi, con workshop e laboratori teorico-pratici proposti dagli stessi EcoSardi:
  • COLTIVARE: la conservazione e trasmissione dei semi – Rete sarda Custodi dei Semi
  • COLTIVARE: come realizzare orti sinergici
  • CO-ABITARE: gli ecovillaggi – conoscere  l’altro, condividere e convivere
  • RIFLETTERE: la transizione verso il doposviluppo - laboratorio di pensiero eco-compatibile
  • MANGIARE e CONSERVARE: la cucina con erbe spontanee
  • MANGIARE e CONSERVARE: la panificazione con pasta madre
  • PRENDERSI CURA: le proprietà  delle erbe spontanee – laboratorio itinnerante a BauMela
  • CORPO IN MOVIMENTO: laboratori di tai-chi chuan, danza, yoga e massaggi
  • Per partecipare ai workshop dei Saperi in Rete ( 9-11 sett.) è gradita la prenotazione, per dare la possibilità  a chi condurrà  di organizzare gli appropriati spazi e materiali.
    E’ possibile inoltre inserire nuovi workshops relativi a conoscenze o pratiche che volete condividere! (vedi contatti)

    Dal 12 al 14 settembre – Festa della Luna
    Il 12 è notte di Luna piena, chiunque voglia è invitato a contribuire alla preparazione e al godimento dei 3 giorni di festa… lasciando BauMela pulito e con tante belle energie!
La partecipazione al Raduno è GRATUITA a parte un contributo volontario in cibo o dividendo le spese vive. E' IMPORTANTE che il cibo utilizzato sia biologico e/o autoprodotto dai partecipanti, dunque in caso di necessità alcuni prodotti saranno acquistati direttamente da produttori locali.

Il terreno è grande e pieno di alberi e ruscelli, valli, rocce e animali...
Saranno allestiti degli spazi tenda, per chi non la avesse c'è¨ la possibilità  di alcuni alloggiamenti di fortuna (ad esempio la grotta della cava).
Anche se i lavori di preparazione (aperti a tutti!) sono finalizzati a realizzare tutti i servizi fondamentali, bisognerà  comunque adattarsi a uno stile di vita un po' spartano, e se necessario aiutare ad allestire ulteriori spazi.
E' possibile arrivare prima di settembre (in particolare per la preparazione della location) e ripartire dopo il 14.

PER ARRIVARE
Baumela si trova a Santu Lussurgiu (OR), sul Montiferru, e si raggiunge facilmente in auto e in bus.
Per chi arriva in automobile, partendo dall'uscita sud del paese di Santu Lussurgiu, percorrete la Strada Provinciale 15 (direzione Bonarcado) per un chilometro e mezzo, subito dopo la madonnina svoltate a destra nella strada asfaltata bianca (dove c'è il cartello dell'agri-campeggio Elighes Uttiosos) e percorretela per un altro chilometro e 700 metri, fino a uno slargo sulla sinistra e a un ingresso con cancello a destra.
Dal cancello, seguite i fiocchetti di stoffa che segnano il sentiero fino all'area del raduno!
IMPORTANTE: parcheggiate lungo la strada asfaltata fuori dal cancello.
Per chi arriva in bus c'è una fermata delle linee ARST (corse da Oristano, fermata Sos Molinos), seguite poi a piedi le indicazioni qui sopra. Buona passeggiata nella natura!
Qui il link per la visualizzazione dell'ingresso dalla SP15 su Google Maps.

contatti:
Per richieste, proposte di attività  e laboratori: Alessio 335.6236719; Luigi 349.7594075; Silvia  327.6677490; Riccardo 329.8034671.
http://reteecosardi.blogspot.com/
giovedì 11 agosto 2011

Legge elettorale: perchè bisogna firmare il referendum per preferenze e proporzionale con soglia di sbarramento al 4%.

di  Michele Pizzolato

Quattro sono i sistemi elettorali in campo, almeno quelli che usciti allo scoperto. Una breve sintesi e qualche valutazione.
1. La legge vigente: è la legge Calderoli. E' un sistema proporzionale a liste bloccate (non si possono esprimere preferenze) con un enorme premio di maggioranza. Al vincitore (coalizione o partito) viene assicurato il 55% dei parlamentari indipendentemente dalla percentuale effettiva. L'impossibilità di esprimere preferenze e un premio di maggioranza incredibile che espone anche la Costituzione ai capricci della maggioranza sono i difetti enormi di questa legge... di pregi non se ne vedono sinceramente ed è per questo che al 99% voteremo ancora con questa legge!
2. La proposta del PD, da qualcuno bollata come "ungherese". E' una proposta molto complessa: 70% maggioritario a doppio turno, 28% proporzionale circoscrizionale, 2% proporzionale puro (diritto di tribuna). E' una proposta molto complessa, che non garantisce maggioranze stabili, e che probabilmente non voterà mai nessun altro partito; è un tentativo di trovare un difficile equilibrio fra le anime dei PD che sono molte e distanti... alcune di queste sostengono altre proposte. Oltre alla complessità ricalca molto il mattarellum (vedi punto successivo) con l'aggiunta di un secondo turno che permetterebbe al PD di negoziare dopo l'alleanza con i centristi, senza esporti prima.
3. Il referendum per tornare al Mattarellum. Il mattarellum prevede che per il 75% un maggioritario a turno unico e per il 25% un proporzionale  e soglia sbarramento al 4%. E' stato recentemente riproposto come referendum (da Di Pietro e alcuni liberal del PD). Ha un difetto: lo si conosce bene. E' già stato in vigore fra 1993 e 2005 ha prodotto 8 governi in 13 anni! Ci ricordiamo tutti bene della rapida successione Prodi - D'Alema I - D'Alema II - Amato...  Come tutti i sistemi maggioritari pecca in rappresentatività, ma questo non garantisce nemmeno governabilità.
4. Un referendum per approvare un sistema che prevede preferenze e sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 4%. E' un sistema che garantisce un ottimo equilibrio fra rappresentatività (proporzionale) e governabilità (soglia sbarramento al 4%). E' l'unico sistema che permette di eleggere un Parlamento e non lo subordina a differenza di tutti gli altri sistemi in campo al Governo. E' l'unico sistema che ci garantisce da colpi di mano alla Costituzione e ci fa stare tranquilli per la prossima elezione del Presidente della Repubblica. E' un referendum talmente bello che nè PDL nè PD lo sostengono è oggi retto solo da Comitati locali...
Diamo una chance al proporzionale, la democrazia o è rappresentativa o non è!
11 agosto 2011

Michele Pizzolato
FIRMA IL REFERENDUM PER ESPRIMERE PREFERENZE ED ABOLIRE IL MAGGIORITARIO PRIMA CAUSA DEI DISASTRI DEGLI ULTIMI 20 ANNI
mercoledì 22 giugno 2011 0.30
Pubblico la sintesi degli obiettivi del referendum tratta dal sito http://www.referendumleggeelettorale.it/
E’ necessario modificare al più presto l’attuale legge elettorale per portare rimedio ai gravi danni che essa provoca al nostro sistema politico.I suoi principali difetti: le liste bloccate, il premio di maggioranza, le deroghe alla soglia di sbarramento e l’obbligo di indicazione del candidato premier. Liste bloccate. Le liste bloccate privano gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e ledono irrimediabilmente l’equilibrio tra i poteri. Un Parlamento di “nominati” non ha infatti alcun reale potere nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio. Il premio di maggioranza. Così esiste solo in Italia e ha effetti opposti a quelli auspicati. Attribuendo il 55% dei seggi alla lista che ottiene un voto più delle altre (anche se ha il 35% dei voti), questo meccanismo obbliga anche i partiti maggiori alla ricerche di qualsiasi voto utile. La conseguenza sono coalizioni sempre più ampie e inevitabilmente eterogenee. Nessuna stabilità del governo, anzi: frammentazione della maggioranza di governo e paralisi della sua attività.Soglia di sbarramento. L’attuale soglia di sbarramento al 2% per le liste collegate in coalizione è un ulteriore incentivo alla frammentazione. Mantenere una soglia unica al 4% garantisce la presenza alla Camera dei partiti più rappresentativi, “costringendo” le forze minori ad unioni reali (un unico simbolo, un’unica lista) senza scorciatoie come le coalizioni elettorali. Al Senato il sistema dei collegi consentirà nelle Regioni più grandi la rappresentanza anche di forze decisamente minori Indicazione del candidato premier. L’obbligo di indicare il candidato Capo del governo interferisce con le prerogative del Presidente della Repubblica che può e deve scegliere in assoluta autonomia. Inoltre tale meccanismo tende a trasformare il nostro sistema da parlamentare in semi-presidenziale senza i contrappesi dei sistemi presidenziali. Un positivo risultato dei referendum che proponiamo vedrebbe la Camera eletta con metodo proporzionale, senza premio di maggioranza e con una soglia di sbarramento al 4%. Gli eletti non sarebbero più nominati dai segretari partito ma scelti tra i candidati attraverso la preferenza unica.Il Senato verrebbe eletto su base regionale con metodo proporzionale, senza premio di maggiorana in collegi uninominali, con una soglia di sbarramento determinata dall’ampiezza delle Circoscrizioni.  Il referendum abrogativo è per sua natura uno strumento imperfetto, ma spesso è necessario per superare la paralisi dei partiti ed aprire la via a decisioni del Parlamento, che resta ovviamente libero di integrare o modificare l’assetto risultante dal referendum (sui collegi uninominali, sul voto di preferenza, etc.).L’attuale legge elettorale rappresenta la peggiore di tutte le possibili soluzioni: ha aumentato la frammentazione; ha reintrodotto il trasformismo parlamentare; ha massimizzato il potere negoziale di piccole formazioni e notabili locali; grazie ad un abnorme premio di maggioranza mette a rischio tutte le istituzioni di garanzia che possono essere elette e controllate da maggioranze del 35%-40%.La via parlamentare resta la via maestra.Ma, poiché il Parlamento non ha saputo riformare la legge la legge elettorale, né è presumibile possa farlo nell’attuale situazione politica, il Comitato promotore ha deciso di depositare i quesiti in Cassazione dando concreto inizio all’iter referendario. Abrogare l’attuale legge è dunque non un ritorno al passato, ma un passo necessario a garantire l’equilibrio tra poteri e a preparare un più corretto funzionamento del nostro sistema politico-istituzionale.

lunedì 8 agosto 2011

Rifiuti: emergenza e film


Il Lazio è di nuovo in emergenza rifiuti. L’ha deciso il 23 luglio  il Consiglio dei ministri. Commissario sarà il prefetto Giuseppe Pecoraro che dovrà chiudere la discarica di Malagrotta e individuare nuovi siti. Il Consiglio dei ministri ha preso questa decisione per «accelerare le procedure necessarie all’individuazione di un sito per lo smaltimento dei rifiuti dell’area romana, in vista della chiusura programmata della discarica di Malagrotta»: l’invaso più grande d’Europa.
Intanto nasce l’idea di un film contro i pericoli dell’incenerimento.

Sporchi da morire
 di Marco Carlucci
Il progetto: Primafilm, distretto creativo e tecnologico indipendente, presenta una nuova grande sfida:
un viaggio nel mondo delle polveri sottili, delle nano-particelle e delle possibili alternative.
Il film-documentario nasce da alcune domande.

È vero che gli inceneritori fanno male?
Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti mentre nel resto del mondo si stanno smantellando?
Quali sono i rischi concreti per la salute?
Quali sono i danni provocati dalle micro- e nano-particelle?
Quali sono le possibili alternative?

Con queste domande in testa è iniziata la ricerca online di Carlo Martigli, un viaggio virtuale che diventa reale, video presenti in rete si alternano improvvisamente ad esclusivi reportage realizzati in varie parti del mondo.
Sporchi da morire è il film-documentario che ci farà riflettere su un problema non solo nostro ma soprattutto dei nostri figli legato alle invisibili nanoparticelle da molti indicate come il più pericoloso strumento d'inquinamento del presente e del prossimo futuro.
Il promo video presente su questo sito esprime "concettualmente" la linea intrapresa.
A sequenze inedite abbiamo affiancato volutamente spezzoni di trasmissioni Tv di pubblico dominio o video già presenti su Youtube.
Abbiamo preso materiale dalla rete, lo abbiamo unito e rimesso sulla rete.
Come a "voler unire" tutti coloro che lottano per la libera informazione.

Riteniamo che questo film documentario possa amplificare un messaggio corale e per questo richiediamo a tutti gli autori dei video inseriti nel promo, di aderire al progetto, pubblicare nuovi video (nella sezione Media) ed autorizzarne l'utilizzo finale nel film scrivendo una email a info@primafilm.it
Perchè questo film lo stiamo facendo tutti noi... insieme.

giovedì 4 agosto 2011

G8: abbiamo sbagliato a Genova?


di Jacopo Fo

L’Italia è sull’orlo di una rivolta popolare.
Dobbiamo decidere se accettare lo scontro nelle piazze oppure scegliere la via pacifica.

Vogliono far pagare la crisi a quelli che soldi non ne hanno. E niente tagli a sprechi e privilegi.
A partire da settembre le piazze si riempiranno e in Val di Susa già si vede l’orientamento del governo: manganellare senza pietà.
Sono passati 10 anni dall’assassinio di Giuliani, dalla macelleria nelle strade, i pestaggi selvaggi alla Diaz, le torture a Bolzaneto, le bottiglie molotov portate dalla polizia.
E vorrei porre 2 domande: Fu sensato arrivare agli scontri? Sbagliammo qualche cosa?

La prima osservazione che mi viene è che il Movimento deve sapere che una polizia controllata da un governo di destra acchiapperà al volo ogni occasione per gridare: “Aiuto! I teppisti rossi sfasciano le auto e le vetrine degli onesti cittadini!”
 Questo era chiarissimo a gran parte del Movimento prima di Genova. Il dibattito fu intenso. All’inizio di giugno scrissi sul forum delle Tute Bianche un articolo che chiedeva: chi vuole un morto a Genova? In molti proponemmo di rinunciare a marciare verso la Zona Rossa e sfilare invece in corteo nudi, per mostrare chiaramente che non volevamo lo scontro.
Ci fu un’assemblea della rete pacifista Lilliput che votò una mozione che andava in questa direzione.

Poi ci fu una specie di corto circuito.
Alcuni portavoce di Lilliput decisero di infischiarsene delle decisioni delle assemblee. Contemporaneamente le Tute Bianche sparavano comunicati bellicosi. E la rete di Lilliput incredibilmente non prendeva le distanze da quei proclami. Poi le Tute Bianche iniziarono con le prove generali degli scontri, indossando scenografiche armature di gommapiuma di fronte alle telcamere… Armature eccellenti per riempire i telegiornali di servizi che mostravano i violenti che si preparavano a distruggere Genova, armature pessime  all’atto pratico perché ti rendono lento e facilmente individuabile.
Ancora oggi mi chiedo a chi sia venuta in testa l’idea delle imbottiture di gommapiuma.
Si andava al massacro e molti cercarono di fermare quella follia. Io, mio padre e mia madre eravamo talmente spaventati che facemmo un tentativo patetico di convincere i “portavoce”  che si stava cadendo in una trappola. Li implorammo di fermarsi, di rinunciare a marciare sulla Zona Rossa. Mia madre disse loro: “quando qualcuno morirà ve ne dovrete prendere la responsabilità!”.
Ci fu risposto che ormai non si poteva più fermare il Movimento… Provammo a dire che la maggioranza NON voleva gli scontri…
Credevano che se si marciava sulla Zona Rossa la polizia non avrebbe caricato?
Credevano che non ci sarebbero stati agenti provocatori?
Il giorno prima degli scontri Stefano Benni fece un ultimo tentativo, infruttuoso, di spiegare che si stava cadendo in una trappola e se ne andò da Genova per manifestare il suo dissenso.
Così si arrivò al grande corteo. Con le truppe di gommapiuma decise a violare la Zona Rossa, e migliaia di persone che non volevano nessuno scontro ma che non si erano organizzate con un servizio d’ordine non violento che facesse da scudo al corteo.
Chiunque abbia avuto esperienze negli scontri degli anni ’70 sarà restato inorridito dal livello di disorganizzazione di quel corteo che andava al massacro come fosse un pic nic.
A questo punto entrano in gioco i veri Black Bloc e quelli finti, fascisti o agenti provocatori. Iniziarono a spaccare le vetrine, mia madre vide un nucleo di provocatori mascherati ripetere due volte l’azione di spaccare una vetrina, accanendosi su vetri già rotti, per essere meglio ripresi da una troupe televisiva.

Il resto è semplice cronaca di una violenza spietata.
E dell’eroismo dei pacifisti, che pur in una situazione disorganizzata riescono più volte a fronteggiare in modo non violento sia i blak bloc che le forze dell’ordine.

Credo che oggi sia fondamentale affermare che Genova fu una disastrosa sconfitta politica e militare del Movimento.
Un’altra Genova sarebbe un regalo stupendo per la Casta che sta annaspando penosamente.
Quando a settembre scenderemo in piazza lasceremo il controllo della piazza a chi vuole lo scontro?
Oppure tutti i pacifisti si impegneranno a garantire il controllo della strada metro per metro, in modo non violento e unanime?
Serve molto coraggio per affrontare i violenti senza menar le mani. Quando iniziano a partire le cariche non è facile riuscirci.
Se non vogliamo ripetere Genova dobbiamo essere estremamente abili a inventare modalità di corteo che siano intimamente e chiaramente pacifiche.
I violenti hanno paura di trovarsi in mezzo a masse sterminate di non violenti, soprattutto se i pacifisti sono nudi.

E se vedete un ragazzo con l’armatura di gommapiuma circondatelo e dategli una tisana, fategli le coccole. Qualunque cosa pur di impedirgli di scherzare col fuoco.

giovedì 28 luglio 2011

Islanda: storie di ordinaria rivoluzione…


di Marco Pala
Un esempio di cui nessuno parla. Eppure si può fare! 
Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?
Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico. Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?
Ecco brevemente la cronologia dei fatti:
  • 2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
  • 2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%
  • 2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.
  • 2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengo no eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.
Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.
Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?
Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?
Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti? SINCERAMENTE NO.
I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l’Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.
Siamo davvero sicuri che non ci sia “censura” o manipolazione nei mass-media?
Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i “nostalgici” potranno usare il telefono, gli “appassionati” potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso.
I più “tecnologicamente avanzati” potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all’articolo, lanciare una salvifica catena di Sant’Antonio su Facebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz. I “guru del web” si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.
L’importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell’informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d’affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.
In fede,
il cittadino sovrano Marco Pala (alias “marcpoling”)  

martedì 26 luglio 2011

Il fotovoltaico in Italia vale già una centrale nucleare e senza aumento di tariffa elettrica


di Francesco Meneguzzo*, Francesco Giani **, Federica Zabini***

La straordinaria crescita e diffusione delle centrali solari fotovoltaiche in Italia, che a fine giugno 2011 contava su una potenza superiore a 7.000 MegaWatt, in grado di compensare già una delle quattro centrali nucleari previste nel piano nazionale, cancellato dal recente Referendum, ha consentito di illustrare come le tariffe elettriche non siano affatto aumentate a causa delle incentivazioni, anzi per la prima volta da molti anni il prezzo d'equilibrio dell'elettricità Italiana si è stabilizzato, sui livelli di quella scandinava e appena più in alto della media europea, contro il +30% in media dei precedenti cinque anni!
Questo straordinario risultato è da ascrivere almeno in parte all'impatto che l'energia fotovoltaica ha avuto sul mercato elettrico nazionale, i cui prezzi di equilibrio sono stati significativamente depressi dall'abbattimento dei picchi di domanda riferiti alle produzioni termoelettriche più inefficienti e costose (nonché inquinanti).

In base al valore aggiunto attribuibile all'elettricità fotovoltaica in virtù della sua capacità di abbattere il prezzo d'equilibrio di tutto il carico elettrico simultaneamente richiesto, è stato possibile delineare un piano di ulteriore sviluppo fondato su grandi campi fotovoltaici su terreno basati sulle tecnologie commerciali del silicio monocristallino e dell'inseguimento solare che, pur non escludendo ovviamente le piccole e preziosissime installazioni sui tetti residenziali, commerciali e industriali, sarebbe in grado - se attuato - di stabilizzare e in un secondo momento di abbattere stabilmente e di oltre il 30% le tariffe elettriche per molti decenni a venire. Alla politica spetta di decidere se questo percorso, il cui successo è evidente nei numeri ma che è stato recentemente contrastato dalla maggior parte dei livelli decisionali centrali e locali, sia degno di essere perseguito.

*CNR - Istituto di Biometeorologia, Ricercatore www.ibimet.cnr.it, ASPO Italia - Comitato Scientifico www.aspoitalia.it
** Studio Legale Associato Giani-Moscardini, Diritto dell'Ambiente, Università di Pisa - Docente al Corso di Laurea in Scienze Naturali
*** Consorzio LaMMA - Focal Point Kyoto, Ricercatrice www.lamma.rete.toscana.it

da greenreport  26 luglio 2011                     Fonte tabella AEEG, 2011

martedì 12 luglio 2011

Lettera di alcune donne non Valsusine al Presidente della Repubblica

Signor Presidente,

siamo cittadine che hanno partecipato il 3 luglio alla manifestazione NOTAV in Valsusa, evento di cui è stato oscurato l'aspetto più significativo: la rapida mobilitazione di decine di migliaia di persone di ogni età e posizione sociale, provenienti da tutta Italia, che hanno scelto di dedicare una domenica estiva alla partecipazione civile. Per giunta si sono caratterizzati i manifestanti non Valsusini come gruppi eversivi.
Presso i non Valsusini il movimento NOTAV si è guadagnato rispetto e ammirazione per la paziente fermezza usata per oltre 20 anni contro l'arrogante sordità della politica, che si avvale della manipolazione dei canali informativi anche per screditare i cittadini impegnati. Oltre alle ragioni tecniche, ambientali, economiche e sociali che i NOTAV valsusini oppongono all'opera, molti manifestanti "forestieri" condividono lo sdegno contro gli sprechi di denaro pubblico e hanno inteso il 3 luglio 2011 come la data in cui dire 'basta' alle spese fatte perseguendo interessi diversi da quelli reali e urgenti della collettività e devastando ogni parte del territorio italiano.

Né si può sottomettere la popolazione a manovre da oltre 40 miliardi di euro l'anno, mentre s'impegna il Paese nella realizzazione di un'opera di più che dubbia utilità, che a preventivo costa 17-20 miliardi. Chi ha mal di denti ma non ha soldi per pagare il dentista non si compra una Ferrari (tanto più se ha già un'auto che usa poco): questo sano principio di risparmio delle risorse è forse nel DNA montanaro, ma anche i non Valsusini di buon senso rifiutano l'idea che il nostro Paese debba finire etichettato con spregio tra i PIGS (maiali) come la Grecia, perché i suoi governanti non hanno saputo scongiurare questa tragica prospettiva. E decisioni come quella di costruire il TAV accelerano la corsa verso il baratro e stridono con i simultanei, imponenti tagli alla sanità, all'istruzione, alla previdenza sociale. S'invoca il progresso per un'opera inutile mentre si mutilano servizi essenziali e conquiste sociali e civil fondamentali.

Eppure, numerosi esponenti anche locali dei partiti di governo e dell'opposizione si permettono di ignorare sistematicamente la vox populi: non soltanto per il TAV, ma anche rispetto al chiaro significato dei referendum sull'acqua, di cui si ostinano a voler privatizzare e mantenere lucrosa la gestione, e a quello sul nucleare, nonostante il quale si vogliono tagliare gli incentivi per le energie rinnovabili.
E' questo tradimento dei principi della Costituzione e della volontà popolare democraticamente espressa che va stigmatizzato come "eversivo", non i comportamenti della popolazione ormai esasperata, in risposta a provocazioni.
Su questa china in Valsusa la politica è infatti arrivata a interporre tra sé e le voci dei cittadini le forze dell'ordine, con i dispositivi che queste sarebbero abilitate a utilizzare verso soggetti e in situazioni molto differenti.

Signor Presidente, della violenza che si scatena in una giornata di pacifica mobilitazione popolare è  responsabile chi per anni esaspera i cittadini.  E' responsabile chi impone decisioni violando norme e non rispettando accordi, tant'è che alla data della manifestazione non esisteva - e ancora ad oggi non esiste - un progetto finale approvato: eppure, in questa situazione irregolare, il 27 giugno si era già dato corso allo sgombero forzato e violento anche di aree esterne al "cantiere" (sulla cui natura e assegnazione vi sono molte altre contestazioni).

Signor Presidente, ci permetta di non concordare con gli elogi al modo in cui la situazione è stata gestita dalle forze dell'ordine, poiché si tratta di una situazione che ci pare sia stata appositamente costruita auspicando lo scontro: non si sarebbe mai dovuti arrivare ad avere quel tipo di presenza militaristica in una valle italiana nell'anno 2011.
Noi siamo tra quei moltissimi cittadini incensurati e pacifici che hanno ricevuto in questi giorni, con sconcerto, il battesimo dei lacrimogeni, senza aver compiuto alcun atto violento. Non ne siamo orgogliose: siamo addolorate perché l'impegno civile quotidiano, che il malgoverno rende più che mai doveroso per le persone oneste, espone anche a questo.

 Noi non cadremo nella trappola di vedere nelle forze dell'ordine i nostri veri avversari: la realizzazione del bene pubblico è compromessa da scelte politiche dissennate e guidate da interessi particolari; perciò ben sappiamo verso quali personaggi dirigere la nostra riprovazione, che continuerà a esprimersi in tutte le forme lecite e nonviolente.

Elena Sargiotto - impiegata - Poirino (TO)
Anna Andorno - insegnante - Borgo d'Ale (VC)
Nicla Scatizzi - pensionata - Torino
Luisa Memore - medico - Torino
Alba Riva - Biella
Miriam Bertuzzi - psicologa - Torino
Michela Cogo - biologa - Torino

12 luglio 2011 ( inviata tramite il sito della Presidenza della Repubblica)

martedì 5 luglio 2011

I movimenti per l'acqua riuniti a Roma


Cosa fare dopo i referendum
I referendum sono stati vinti; sconfitte per la prima volta le politiche liberiste degli ultimi vent'anni. Ma le aziende private che avevano messo le mani sulla torta dell'acqua non sono certo intenzionate a tirarsi indietro; la volontà popolare non è un vincolo per chi ha per legge il fine di raggiungere il maggior fatturato possibile. Sono ancora molti gli interrogativi da sciogliere per il popolo dell'acqua, sui modi per rendere effettivi i cambiamenti sanciti dai referendum.
Ecco che sabato 2 e domenica 3 luglio al Teatro Vittoria di Roma si sono riuniti comitati territoriali, cittadini e associazioni nell'assemblea nazionale dei movimenti per l'acqua. La voglia di festeggiare per una vittoria storica era in parte stemperata dai tanti interrogativi in sospeso e dall'attesa ansiosa di notizia dalla Val di Susa, alla volta della quale molti attivisti si sono diretti nella serata di sabato, dopo il primo giorno di assemblea.
Dopo un brindisi di benvenuto, Paolo Carsetti, presidente del Comitato "2 sì per l'acqua bene comune", ha aperto gli interventi ricostruendo i passi che hanno condotto alla vittoria dei referendum e dando fiato e forma ai dubbi dei presenti: il referendum non è certo un punto di arrivo, il lavoro più difficile inizia adesso.
Per capire cosa intendesse, basta dare un'occhiata a come si sono mossi i soggetti coinvolti nella gestione dell'acqua – vale a dire società private e amministrazioni locali – dopo i referendum. Se si escludono pochi esempi virtuosi – Napoli su tutti, dove il neo eletto assessore ai beni comuni Lucarelli, accolto da un'ovazione all'assemblea, ha ribadito con una delibera comunale la gestione pubblica e partecipata dell'acqua – la tendenza generale è stata in netta opposizione alle linee dettate dalla consultazione popolare.
Acea, gestore dell'Ato2 di Roma e dintorni, ha deciso di tagliare la fornitura dell'acqua a tutte le famiglie in difficoltà economica che non sono in grado di pagare il conto. Astrid Lima del comitato di Velletri ha ricordato il caso di Francesco, quarant'anni, che vive con la madre invalida permanente in una casa popolare di 50 mq. Per tre anni il gestore non gli ha inviato bollette - nonostante il disciplinare tecnico allegato alla convenzione di gestione obblighi Acea ad inviare fatture almeno ogni sei mesi, a tutela delle persone più disagiate - salvo poi emettere un'unica fattura di 1200 euro pochi mesi fa. Al mancato pagamento, Acea ha chiuso i rubinetti. E lo stesso ha fatto con le altre famiglie morose, senza preoccuparsi delle condizioni socio-economiche delle stesse. Un atteggiamento decisamente intransigente per una società che viola stabilmente le disposizioni contrattuali e che nel 2010 ha avuto il suo profitto record, con un utile di 58,8 milioni di euro.
E che dire di Civitavecchia, dove a pochi giorni dai referendum l'amministrazione comunale ha pubblicato il bando per la cessione del 60 per cento della Holding Civitavecchia Servizi, che raggruppa le ex municipalizzate, servizio idrico compreso? E della Regione Lombardia, dove la maggioranza di centrodestra non ha alcuna intenzione di abrogare la legge regionale approvata di fretta a dicembre, che sullo stampo del decreto Ronchi prevede la privatizzazione del servizio idrico?

E se persino la giunta regionale pugliese guidata da Nichi Vendola promuove una legge ostile alle disposizioni referendarie, che annulla la garanzia dei 50 litri d'acqua giornalieri – stabiliti dall'Oms come minimo vitale –, lascia intatta la forma di s.p.a. dell'ente gestore ed infine non elimina quel 7 per cento di profitto minimo garantito abrogato dal secondo quesito, allora viene da chiedersi quali possibilità concrete ci sono di procedere ad una ripubblicizzazione sostanziale del servizio idrico. 

Eppure dall'assemblea nazionale emerge anche una grande volontà di continuare la battaglia tutti assieme, uniti ma sparsi sul territorio, ognuno promuovendo delibere, impugnando leggi, portando avanti vertenze. Coniugando la lotta sul territorio con la promozione di una legge a livello nazionale sullo stampo di quella di iniziativa popolare presentata dal forum italiano dei movimenti per l'acqua nel 2008, e con uno sguardo alla situazione europea e mondiale (senza escludere la possibilità di promuovere un referendum europeo).
I workshop di domenica rispecchiavano proprio questa volontà: uno era incentrato sulle lotte territoriali, un secondo sulla dimensione nazionale, il terzo sulla situazione internazionale. Perché l'acqua, come ha ricordato padre Alex Zanotelli dal palco dell'assemblea plenaria, appartiene a tutti gli abitanti del mondo e a tutti deve essere garantita. E a chi si pone il problema dei finanziamenti il missionario comboniano ha ricordato che "spendiamo 27 miliardi di euro di spese militari", concludendo "neanche fossimo attaccati dagli Ufo!"

da     www.ilcambiamento.it                                  4 luglio 2011
Video a cura di Massimiliano Petrucci e Maurizio Argentieri, Associazione Manifestopea.
(su youtube a lato visibili i link a vari interventi )

martedì 28 giugno 2011

Elezioni e referendum: chi ha vinto .. e che cosa ha vinto ?

Un inconsueto dibattito si è aperto alla conclusione del doppio appuntamento di maggio-giugno (elezioni e referendum). Dibattito inconsueto ma non inappropriato. Le domande che alimentano la discussione sono sostanzialmente due: chi ha vinto le elezioni e i referendum ? ma anche: che cosa si è vinto? Le due domande, specie fra i molteplici protagonisti del successo in alcune grandi città e quelli dei quattro referendum, ma in realtà anche fra i molti commentatori ufficiali della politica italiana si trascinano dietro una terza domanda, non da poco: e adesso che si fà, cosa succede..? è scoppiata la rivoluzione? stiamo andando verso una nuova “terza repubblica” ? non è successo quasi nulla, tutto tornerà normale in breve tempo …?

I partiti, alcuni che si attribuiscono la vittoria, altri che la sminuiscono, pensano già a come attrezzarsi per le possibili elezioni politiche del 2012 o 2013… Per capire che fare bisognerebbe forse comprendere meglio cosa esattamente è successo e magari trarne qualche insegnamento…

Chi ha vinto le elezioni ?
La risposta non è per niente facile tant’è che se ne leggono e se ne sentono di tutti i colori..
Intanto vediamo qualche numero e qualche caso significativo.
Riferendosi ai 130 comuni sopra i 15.000 abitanti la lettura dei risultati, usando il sempre meno significativo criterio delle coalizioni (centro-destra e centro-sinistra ), dice che il cdx è passato da 52 a 39 , il csx da 74 a 83, le coalizioni prevalentemente “civiche” ( a volte “civiche di centro” ) da 4 a 8. Nelle 14 Provincie al voto non è cambiato nulla,.è finita 7 a 7 come prima. Ma il cambio di maggioranze, anche imprevedibile, di alcune grandi città ( Milano e Napoli ma anche altre come Cagliari e Novara ) dicono che c’è stato uno spostamento reale, specie nel centro- nord, e che in generale si è confermata una radicalizzazione nel paese. Alcuni, ad esempio Luca Ricolfi , il sociologo che tende a dare interpretazioni non banali sui fatti, attribuiscono i risultati ad un tutto sommato prevedibile voto contro Berlusconi che ha coinvolto anche aree moderate e conservatrici; ma in qualche modo anche un voto contro i due principali partiti (PDL e PD) che, entrambi, seppure in misura molto diversa continuano da almeno tre anni a perdere voti ( “tramonti paralleli “ li chiama Ricolfi). Voti in mobilità che, anche questo singolare, non hanno favorito il centro ma aree più radicali ( il movimento di Grillo ma anche, in misura minore del previsto SeL e ancor meno IdV, in qualche caso ridando qualche voto anche alla sinistra estrema di Ferrero).
Particolare e singolare la situazione di Torino dove il voto di continuità con il quale Fassino è subentrato a Chiamparino assume un carattere ambiguo e conservatore, in qualche modo contrapposto a quello di Milano e Napoli. Una vittoria di apparati e conseguenza della totale frammentazione e immaturità di gruppi e fazioni più radicali che dopo mesi e mesi di incontri e riunioni non sono stati in grado di costruire un nuovo progetto da offrire alla città e sono naufragati nel nulla sciogliendosi o si sono aggregati al PD in forma subalterna o presentati divisi in frammenti insignificanti lasciando la città in mano a quei poteri forti consolidatisi con le olimpiadi, con lo smantellamento del settore dell’auto, con la cancellazione di qualsiasi opposizione istituzionale. E che adesso propongono il rilancio del progetto TAV, poi dell’inceneritore più grande del paese ai confini della città, poi il rilancio urbanistico che ha già in carico 200 varianti del Piano Regolatore. 
Quindi chi avrebbe vinto?
E’ evidente che una lettura semplificata, in definitiva ambiguamente centrata solo sull’antiberlusconismo non funziona. Detto più esplicitamente...non si capirebbe niente. Quindi proviamo a ricominciare da capo.

I sondaggi
Se ce ne era bisogno l’ultima tornata elettorale ci insegna che sondaggi e sondaggisti sono da rottamare; quelli più seguiti hanno sbagliato o nascosto quasi tutto: clamorosa sottostima di Grillo ( dato dalla metà ad un terzo dei risultati effettivi ) sovrastima di Vendola ( dato al doppio di quanto pesa realmente, sull’onda della telenovelas infinita delle primarie ) ma anche del cosiddetto terzo polo ( Casini, Fini e Rutelli ) un invenzione dei media che in realtà in gran parte non esiste e comunque sembra pesare meno di Grillo anche se si offre caso per caso al miglior offerente..con ottimi incassi..
I sondaggisti non hanno colto neanche la crisi dell’IdV , un partito transitorio e in transizione che sta faticosamente ricentrando la propria collocazione ed i propri quadri penalizzato dall’abbraccio stretto con il PD e dai non pochi transfughi e che non sa in che direzione andare; che ha dimezzato in direzione di Grillo il peso acquisito nelle scadenze più recenti. I sondaggisti neppure hanno previsto la crisi della Lega, che anzi fino a poche settimane prima del voto veniva insistentemente data in aumento. Così come si dava insistentemente in aumento l’astensionismo, che in molti casi è invece addirittura diminuito. In Germania e in Francia, dove i sondaggi sono una cosa seria, i nostri sarebbero a rischio licenziamento (Mannheimer e Piepoli in testa ). Dunque lasciate perdere sondaggi e sondaggisti se volete capire dove va l’Italia.

L’imbroglio elettorale per i Comuni
E’ nota l’indifferenza e l’incomprensione, diffusa anche nel mondo ecologista, dell’influenza delle regole elettorali e delle loro modifiche sui risultati elettorali e in definitiva sulla democrazia e la possibilità di partecipazione diretta e delegata alle scelte politiche del paese.
E’ passata così praticamente inosservata la modifica dei meccanismi elettorali introdotta con la Finanziaria per i 2010 e poi con la legge 42/2010 ( http://www.camera.it/parlam/leggi/10042l.htm ) con la quale sono stati ridotti del 20% consiglieri comunali, provinciali e assessori, pur mantenendo il premio di maggioranza (60% degli eletti) per la coalizione vincente e il doppio turno sopra i 15.000 abitanti (10.000 nei comuni siciliani). ........... continua su:


di Massimo Marino  ( Gruppo delle Cinque Terre )
domenica 19 giugno 2011

Roma: fondi per gli orti urbani in arrivo dalla Provincia

Stanziati quasi 140.000 euro per sostenere la sostenibilità: botteghe equo e solidali, orti urbani e gruppi di acquisto solidali. Il bando per la presentazione dei progetti scade il 29 luglio


Botteghe equo e solidali, orti urbani e gruppi di acquisto solidali. Sono questi i tre perni del nuovo bando della Provincia di Roma, che rinnova e amplia il suo impegno per sostenere e valorizzare forme di acquisto e consumo consapevole, in grado di coniugare il rispetto dell’ambiente, la solidarietà sociale e il rapporto diretto con la produzione agricola locale e di qualità.

“Oggi, il commercio equo e solidale costituisce un movimento globale, con oltre un milione di piccoli produttori e lavoratori organizzati in oltre 3mila organizzazioni di base, con strutture in più di 50 Paesi del Sud del mondo, mentre gli oltre 50 gruppi di acquisto solidale (Gas), più o meno strutturati, censiti a Roma e Provincia arrivano a contare più di 3mila persone”, commenta l’assessore provinciale al Lavoro
Massimiliano Smeriglio.

“La Provincia di Roma finanzia dal 2008 alcune di queste realtà - spiega Smeriglio - con lo scopo di contribuire alla diffusione di un modello di consumo alternativo. Con questo bando, si aggiungono ulteriori 70.000 euro di investimento (arrivando così a un totale di quasi 140.000 euro) che andranno a rafforzare le attività di Gas già esistenti e allo stesso tempo a sostenere le botteghe equo solidali e gli orti urbani”.


C’è tempo fino al 29 luglio per presentare i propri progetti “verdi”. Ogni vincitore potrà usufruire di un contribuito massimo di 5mila euro che potrà essere utilizzato per promuovere iniziative di sensibilizzazione e conoscenza dell’economia solidale e degli orti urbani all’interno delle scuole e fra i giovani, formazione e aggiornamento “tecnici” in orticoltura, diffusione di nuovi prodotti biologici meno commercializzati, come saponi, pesce e tessuti.


Il bando è scaricabile dal sito
www.provincia.roma.it.                            martedì 14 giugno 2011
venerdì 17 giugno 2011

Mauro Rostagno: processo alla mafia

In quell’angolo lontano di Sicilia che è Trapani, dove per ricordare con una semplice stele la strage di Pizzolungo ci sono voluti 23 anni, si celebra oggi il processo d’assise agli assassini di Mauro Rostagno. E anche in questo caso sono occorsi 23 anni per giungere all’accusa che è stata rivolta ai suoi presunti assassini, quel Vincenzo Virga uomo di Matteo Messina Denaro e il suo sottoposto Vito Mazzara, killer anche in altre esecuzioni come quella dell’agente penitenziario Giuseppe Montalto.

Un processo importante questo per far giustizia su Mauro Rostagno, ucciso in un agguato nel settembre del 1988. Un processo che va avanti da febbraio, per impegno della procura distrettuale antimafia di Palermo e del Procuratore Aggiunto Antonio Ingroia che col Pm Paci ha istruito l’accusa, e che non riceve l’attenzione pubblica che dovrebbe nonostante gli sforzi di chi anche in loco sta cercando di garantire una mobilitazione continua. Un processo che sta facendo piazza pulita dei depistaggi vergognosi che sono stati perpetrati nel corso degli anni e che sta portando a galla le responsabilità specifiche di chi li ha gestiti. Un processo che rimette anche a fuoco l’intreccio spaventoso di collusioni e omertà mafiose denunciate da Rostagno, attraverso una serie di inchieste scottanti che andava realizzando per la tv Rtc in cui operava a carico dei poteri locali, della loggia massonica Iside 2, degli affari e degli intrallazzi gestiti dalla cupola mafiosa dei Messina Denaro.

Sono queste le ragioni che hanno spinto il “Comitato per Mauro”, un’associazione costituita dai suoi amici e colleghi, a promuovere un’iniziativa pubblica a Roma che intende richiamare l’attenzione di tutti e degli organi di informazione più in particolare su quanto sta emergendo nell’Aula Falcone di Trapani dove è in corso il processo.
Domenica 19 giugno dalle 17,30 alle 22 testimonianze e interventi
all’Alpheus, via del Commercio 36 – Roma


La manifestazione gode del patrocinio dell’assessorato alla cultura della Provincia di Roma e dell’XI Municipio di Roma.
                                                   Comitato per Mauro
Programma:
Coordina: Paolo Brogi

17,20 Musica della Bigband
17,35 Saluti di Andrea Catarci e Cecilia D’Elia
17,45 Intervento di Niclo Blunda e Giovanni Lo Bocchiaro, autori del libro a fumetti
17,50 Rino Giacalone
18,00 Fausto Maria Amato
18,10 lettura editoriali Rostagno (Carmen Giardina)
18,15 Leoluca Orlando
18,25 Valeria Gandus
18,30 Carlo Lucarelli
18,40 Francesco Forgione
18,50 video interviste Rostagno
19,00 Claudio Fava
19,10 lettere (Impastato ecc) (letture di Carmen Giardina e Marco Solari)
19,20 Maddalena Rostagno
19,30 Giorgio Zacco con video Ciao Mauro
19,45 Rita Borsellino
19,55 lettura editoriali Rostagno (Marco Solari)
20,00 Guia Sambonet
20,10 Gabriella Stramaccioni (libera)
20,20 Marco Boato
20,30 Brano da “Un uomo vestito di bianco”
20,40 Nicola Caracciolo
20,50 Chicca Roveri
21,00 Luigi Manconi
21,10 Giuseppe Barbera
21,20 Vincino
21,30 Majid Valcarenghi
21,40 Roberto Morini
21,50 Andrea Purgatori
22,00 Fulvio Abbate
22,00 Enrico Fontana (Libera)
22,10 Musica Bigband


giovedì 9 giugno 2011

Castel Gandolfo (RM): Water Makes Money

In film per l’acqua pubblica che sta girando l’Italia  (durata: 82 min – ingresso libero ) 

Proiezione: 
 Venerdi' 10 giugno  ore:21 
(sottotitoli ita)
Piazza Cavallotti
Ingresso Libero

http://www.youtube.com/watch?v=h5ZsNnOiqQU&feature=related

Info: info@lanicchiasostenibile.com    06 9360294 begin_of_the_skype_highlighting            06 9360294      end_of_the_skype_highlighting     339 7058851 begin_of_the_skype_highlighting            339 7058851      end_of_the_skype_highlighting
end_of_the_skype_highlighting

mercoledì 1 giugno 2011

Anzio: IN PIAZZA A GRIDARE SI!!!

Maxiconcerto in Piazza Garibaldi 
sabato 4 giugno ore 18 - 23.30


Il comitato REFERENDUMANZIO4SI vi invita a scendere in piazza Garibaldi il 4 Giugno dalle ore 18:00 fino alle ore 23:30; ci sarà un grande concerto che vedrà l'alternarsi sul palco di diverse band e l'esibizione di alcuni artisti locali che reciteranno opere riguardanti i temi del referendum.

Durante la serata potrete assistere ad interessanti interventi di esperti della Lega Ambiente, che spiegheranno alcuni dei punti sui quali i cittadini sono chiamati a votare il 12 e 13 giugno.
Attualmente le band che parteciperanno sono:
- NIANDRA
-OMEGA4
-SHINGLE
-EXTREMA RATIO
- SPREAD OUT BAND
Nell'intervallo 20:00-21:00 musica reggae con i KDB!!!

Inoltre, se qualcuno è un amante della fotografia può farci avere delle sue foto che verranno esposte in piazza durante il pomeriggio.


lunedì 30 maggio 2011

All’Olimpico: dal tetto enorme striscione contro il nucleare

 Spettacolare azione di Greenpeace all’Olimpico. All’inizio del primo tempo della finale di Coppa Italia, si sono calati dall’anello di copertura dello stadio, aprendo uno striscione di 200 metri quadrati con la scritta:
 
 “Da Milano a Palermo, fermiamo il nucleare”.

Intanto, sebbene non se ne parli molto, all’estero si è già iniziato a votare in alcune sedi su 4 referendum

L’azione all’Olimpico va di pari passo con la protesta dei ipazzisietevoi.org, sette ragazzi che da 17 giorni hanno deciso di vivere reclusi in un rifugio anti-radiazioni e comunicano solo attraverso il loro sito internet. Altri attivisti da 5 giorni sono rinchiusi in un enorme bidone nucleare al Pincio, sopra Piazza del Popolo a Roma.
La protesta avviene il giorno successivo all’entrata in vigore del decreto Omnibus con il quale il Governo sta cercando di toglierci il diritto di votare al Referendum sul nucleare il 12 e 13 giugno. Ma la partita non è ancora chiusa: nei prossimi giorni la Corte di Cassazione deciderà se il referendum sarà veramente annullato.
Confidiamo nel giudizio della Corte che potrà ristabilire il diritto degli italiani a esprimere il proprio parere su un tema importante come il nucleare. Inoltre, il voto è già iniziato: più di 4 milioni di italiani residenti all’estero hanno già ricevuto la scheda elettorale per votare sul nucleare e la stanno rispedendo alle nostre ambasciate. Interrompere il voto in corsa sarebbe l’ennesimo paradosso causato dalle maldestre manovre del Governo.
“Mentre in Italia si interdicono dagli stadi gli attivisti che ieri sera hanno aperto uno striscione contro il nucleare alla finale di Coppa Italia all’Olimpico, in Germania, il paese più industrializzato d’Europa, si decide di chiudere l’industria nucleare ascoltando l’opinione della grande maggioranza dei tedeschi. Il coraggio e la determinazione degli attivisti all’Olimpico, dei ragazzi nel rifugio e nel bidone al Pincio sono un esempio di invito alla mobilitazione per gli italiani.”